«Ma la vita stessa dell’uomo non è forse un consacrarsi a questa ricerca di qualcosa su cui contare, e la sua “felicità” o “infelicità” non sono in gran parte decise per lui dalle richieste e dalle limitazioni di cosa sceglie per svolgere questo lavoro?
Perché di lavoro si tratta. Affidarsi è un lavoro».
Autrice: Gwendolyn Brooks
Edizione: La Tartaruga
Pagine: 142
Trama: Maud Martha è una ragazza nera nata e cresciuta nella Chicago degli anni Quaranta che vive la quotidianità affrontando razzismo e povertà con dignità, resilienza e una visione poetica della realtà. La sua è la storia di una donna ordinaria raccontata a partire dall’infanzia fino ad arrivare al matrimonio e alla maternità.
Considerazioni: è un romanzo breve ma intenso, che racconta in uno stile apparentemente leggero la storia di questa ragazza che, fondamentalmente, è una storia un po’ triste. E scrivo “apparentemente” non a caso. Diversi episodi sono descritti con una leggerezza e una laconicità che, in effetti, solo una poetessa avrebbe potuto utilizzare.
La poesia è fatta di poche parole e molte “immagini” e così è anche il racconto della vita di Martha. Frasi brevi, falsamente frivole, sono capaci di descrivere alcuni episodi che, se analizzati con attenzione, sono estremamente dolorosi. In poche pagine c’è tutto: il razzismo, la povertà, il desiderio di felicità e di amore, le speranze disilluse, la subordinazione delle donne ai mariti. Singoli momenti della sua vita, raccontati in poche parole, riescono a far emergere tutti questi temi, tenuti insieme dal fil rouge della resilienza di Martha, la quale cerca di ricavare sempre il lato positivo (o almeno una morale) da ogni situazione.
Non a caso, il libro si chiude così:
«Ma il sole splendeva, e tante persone erano rimaste in vita nel mondo, ed era improbabile che le assurde azioni dell’uomo sarebbero mai riuscite ad annientare completamente il mondo e nemmeno la naturale tenacia del fiore più infimo e comune: perché non poteva rispuntare in primavera? Sarebbe rispuntato, se necessario, vicino, in mezzo o persino dai cadaveri fracassati – cosa orribilmente inopportuna – che giacevano rigidi e dignitosi in quel silenzio infallibile, sincero. E non c’era forse da essere grati per questo? E, nel frattempo, quelle persone si sarebbe dimostrate grandiose nella vita, esempi di gloria e coraggio, i cuori agili che battevano, battevano. E avrebbero continuato a fare cose senza senso, in mezzo alle guerre, i divorzi, gli sfratti, le delusioni e le tasse. E, nel frattempo, lei avrebbe avuto un altro bambino. Il bel tempo le augurava buon viaggio».
Questo è il primo libro scelto e letto con il Book Club a cui sto partecipando da qualche mese. Sono molto felice che, finalmente, anche nella mia città sia nata un’iniziativa del genere, era da tanto che lo desideravo. Mi permette di confrontarmi con tante persone diverse, di dedicare del tempo di qualità a me stessa e al mio hobby e di approcciarmi a letture che, probabilmente, da sola non avrei scelto. Questo libro, in effetti, forse non l’avrei letto se non fosse stato per il Book Club, per cui sono felce di poter allargare così i miei orizzonti.
Buona lettura! 🙂
