La dama di Urtubi

«Come in tutte le zone selvatiche dell’Europa non dominate dall’ideologia dei semiti, nei paesi baschi esisteva un culto in cui la donna era sacerdotessa: la sorguiña. Nelle religioni africane nate nel deserto, l’uomo è l’unico officiante, il profeta, il salvatore, il messia, il mahdi. La donna è relegata all’harem, la donna è un vaso di impurità, la donna è un pericolo; invece, nelle regioni delle selve europee, la donna trionfa, è medico, indovina, illuminata; siede sul tripode sacro, parla in nome della divinità e si eleva fino alla profezia.

Nei culti semitici, la donna appare sempre bandita dagli altari, sempre passiva e inferiore all’uomo; invece, nelle religioni primitive degli europei, anche in quelle più povere e meno pompose, la donna appare grande e trionfatrice. Nella vita brillante dei Greci è sacerdotessa e sibilla; nella vita oscura e umile dei baschi è sorguiña.

L’ostilità del semita per la donna si avverte tra i primi cristiani; per gli evangelisti, Maria ha un’importanza secondaria; nel supplizio di Cristo non si indica la sua presenza nelle relazioni di san Matteo, di san Luca né di san Marco; nessuno di loro parla dei suoi dolori di Madre, né cita la data della sua morte.

Questi primi cristiani, di razza giudea, non ebbero, non poterono avere il culto della Vergine; fu necessario che il cristianesimo acquistasse carattere europeo, si innestasse in una razza politeista, che aveva adorato Venere, Cerere e Minerva, perché glorificasse la Madre di Dio».

Copertina del libro 'La dama di Urtubi' di Pío Baroja, con un'immagine in silhouette di una donna con un bastone, su uno sfondo giallo. Il libro è posato su una superficie a righe bianche e blu.

Autore: Pío Baroja

Edizione: La Vita Felice , 2013

Pagine: 127

Trama: Una storia d’amore ambientata in Navarra all’inizio del Seicento offre all’autore l’occasione di tratteggiare un quadro della vita di quell’epoca, soffermandosi in particolare su un’inclinazione al fantastico molto diffusa nelle province basche, e non solo. Aleggiava nell’aria, a quel tempo, una paura, mista a curiosità, per le scienze occulte che sfociava in cerimonie collettive con riti magici, messe nere e/o sfrenati baccanali. È questo il contesto storico-sociale che fa da sfondo alla storia dei due protagonisti.

Considerazioni: un racconto di poche pagine che sa offrire un quadro dettagliato di uno spaccato della società del 1600, quella basca, che vive a metà fra francesi e spagnoli. L’autore evidenzia gli aspetti più tipici e caratteristici di questo gruppo sociale e del loro ambiente specifico, descrivendone in particolare la pratica dell’occulto. Lo fa in modo leggero, con una sottilissima ironia, senza far trapelare un giudizio personale, tuttavia con una tale precisione e accuratezza da stimolare la curiosità quasi più per il contesto che per la storia d’amore. L’ho trovata una lettura intrigante (ma scorrevole) che mi ha suscitato un grande interesse sia per il periodo storico sia per l’autore; Baroja, fra l’altro, è vissuto a cavallo fra 1800 e 1900 ma aveva proprio origini basche. Chiudo questo libro con la voglia di approfondire la conoscenza di questo scrittore e leggere qualcos’altro di suo.

Buona lettura! 📖

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