
Non so raccontare il dolore di Lila. Ciò che le toccò in sorte, e che forse era in agguato nella sua vita da sempre, fu non la morte di una figlia per una malattia, per un incidente, per un atto di violenza, ma il suo improvviso svanire. Il dolore non si rapprese intorno a niente. Non le restò un corpo inanimato da stringere disperandosi, non celebrò le esequie di nessuno, non poté sostare davanti a una spoglia che prima camminava, correva, parlava, l’abbracciava, e poi si era ridotta a cosa guasta. Lila si sentì, credo, come se un arto, che fino a un minuto prima era una parte del suo corpo, avesse perso forma e sostanza senza aver subito traumi. Ma la sofferenza che ne derivò non la conosco a sufficienza e non riesco a immaginarmela.
Autore: Elena Ferrante
Edizione: Edizioni e/o (ristampa del 2019)
Pagine: 451
Trama
È il quarto e ultimo libro della saga dell’Amica geniale. Lenù e Lila sono ormai adulte e hanno maturato esperienze diverse. Sembrano vivere ognuna la propria vita finché la prima non sconvolge la sua e, nel farlo, si troverà a ripiombare nel mondo da cui è scappata. Qui ricomincia la storia della difficile amicizia con la sua amica geniale.
Considerazioni
Solo leggendo l’ultimo volume di questa lunga storia sono riuscita finalmente a comprendere l’entusiasmo generale che, anni fa, ha suscitato nella maggior parte dei lettori. E quasi mi dispiace di averlo capito così tardi!
La Ferrante che, nei primi due volumi, non mi aveva particolarmente coinvolta se non verso la fine e che solo nel terzo aveva iniziato veramente ad incuriosirmi, ha dato in questo quarto libro il meglio di sé.
Il ritmo non è più lento ma incalzante, la storia è piena zeppa di eventi che ti tengono col fiato sospeso, le riflessioni si fanno più profonde e investono non solo Lila, Elena, le loro vite e le loro relazioni, ma tutta Napoli e la società di quel periodo, restituendocene un resoconto, credo, molto fedele.
È un libro dal quale non riesci a staccarti e che, a un certo punto, cominci a desiderare che non finisca mai. E, in effetti, una vera e propria conclusione non c’è. Lila resta inafferrabile e incomprensibile fino alla fine.
A differenza di altre storie, non mi sono immedesimata in nessun personaggio in particolare ma ho sentito miei molti dei pensieri espressi dalla scrittrice attraverso la narratrice. Ho amato e odiato tanto Lina quanto Lenuccia nel corso delle pagine. È affascinante quanto entrambe abbiano due personalità così complesse, fatte di mille sfaccettature spesso in contrasto fra loro. Non sono assolutamente dei personaggi prevedibili, nessuna delle due, nemmeno Elena che, all’inizio, potrebbe sembrarlo.
Ed è coinvolgente seguire tutto il percorso di una persona, dall’infanzia fino alla vecchiaia, e leggere di come cambiano le sue riflessioni e il suo stesso modo di pensare nell’arco di un’intera vita.
Dunque, seppure con incredibile ritardo, anche io ho compreso quanto sia ben scritta questa storia, tanto nello stile quanto nel contenuto.
Non vedo l’ora di vedere la trasposizione televisiva di quest’ultimo volume!
PS. Se, come me, vi siete fermati ai primi libri pensando che non sia il vostro genere, vi incoraggio a proseguire! Non ve ne pentirete.