
Autore: Donatella Di Pietrantonio
Edizione: Einaudi, 2018
Pagine: 183
Trama
Siamo in Abruzzo, a L’Aquila. Narratrice e protagonista è Caterina che, in un flusso di coscienza che mescola, alternandoli, presente e passato, ci parla della sua vita. Una vita prima indissolubilmente legata a quella della sorella gemella Olivia ed ora, dopo il terremoto del 2009, a quella di suo nipote Marco.
Considerazioni
In questo libro si descrive, in maniera schietta ma al contempo delicata, il dolore di chi ha perso tutto: la propria città, i propri cari, la casa. E questo dolore si manifesta nei gesti e nelle parole di tutti i personaggi del libro. Soffrono, cercando di mandare avanti la loro esistenza e forse, a tratti, soffrono proprio di questo: di dover continuare con la propria vita, nonostante tutto.
A fare da sfondo al dolore di un adolescente per la perdita della madre, a quello di una madre che ha perso la figlia e di una sorella che ha perso la sua gemella, c’è il dolore di tanta altra gente che, come loro, ha perso la casa e la famiglia durante il terremoto.
Caterina fa di tutto per essere quella forte. Lei che ha vissuto sempre sotto l’ala protettrice di sua sorella, si ritrova ora a dover essere un punto fermo per tutti, anche se ha perso il suo di punto fermo.
Nemmeno l’amore sembra essere in grado di far uscire tutti dalla situazione di stallo nella quale si sentono bloccati a partire da quell’aprile del 2009.
«Erano soltanto due adolescenti quando si sono incontrati, eppure Olivia è arrivata troppo tardi per lui. Portava su di sé il danno di un abbandono definitivo unito al rigido controllo della madre, che gli era rimasta. Il bacio della principessa non l’ha trasformato, l’ha lasciato rospo. Nessuna avrebbe potuto guarirlo, nemmeno la mia onnipotente gemella. Il suo urlo postumo protesta anche per lui, l’uomo che, non ricevendo salvezza, l’ha infine tradita.»
Come gli altri due romanzi di quest’autrice, anche questo mi è piaciuto molto. Ho deciso di leggere tutti i suoi libri proprio perché apprezzo il suo modo di scrivere. Non siamo ai livelli del L’Arminuta, ma anche questo piccolo romanzo non è niente male.
Buona lettura!
PS. Vi lascio qui l’articolo su L’arminuta e Borgo Sud.
Un pensiero su “Bella mia [Donatella Di Pietrantonio]”