Non ora, non qui [Erri De Luca]

In quel punto dovetti sapere per la prima volta che il male è irreparabile e non c’è un modo per risanare un torto qualunque cosa si faccia dopo. Non c’è rimedio al di fuori di non commetterli e non commetterli è opera la più ardua e segreta in mezzo al mondo.

Autore: Erri De Luca

Casa editrice: Feltrinelli

Anno di pubblicazione: 2021 (settima edizione)

Pagine: 100

Trama

Mi sento di definire questo libro un album di ricordi in ordine sparso.

L’autore rievoca una serie di momenti della sua infanzia (e non solo) vissuta a Napoli con i genitori e la sorella; l’infanzia di un bambino introverso e balbuziente, prima povero poi benestante.

Tutto parte da una foto che attiva un flusso di coscienza fatto di ricordi, reminiscenze, flashback, pensieri e riflessioni.

Considerazioni

Ho acquistato questo volume, come spesso mi accade, per il titolo. In realtà era da un po’ che pensavo di acquistare qualcosa di De Luca perché molti dei suoi titoli mi attirano e così ho deciso di iniziare dal primo. E per dare l’idea di quanto mi sia piaciuto dico solo che io, lettrice lenta, l’ho finito in poche ore e che ho deciso di leggere tutti i suoi scritti, a questo punto proprio in ordine cronologico. Spero tanto di riuscirci e che non resti solo un proposito.

Che dire?!

Come sempre, voglio precisare che non sono assolutamente un’esperta, ma solo una persona a cui piace leggere. Detto ciò, posso buttare giù con un po’ più di serenità le mie considerazioni.

Perché mi è piaciuto?

Perché ci sono tutte le caratteristiche che mi fanno amare un libro: introspezione, flusso di coscienza, schiettezza, una scrittura intensa ma senza fronzoli. E poi una marea di pensieri che sembrano i miei.

Mi ha ricordato un po’ Virginia Woolf e un po’ Elena Ferrante. La cara vecchia Woolf per il flusso di pensieri ovviamente, la nostra contemporanea Ferrante per la descrizione di Napoli.

La città che ci descrive De Luca è la stessa di cui ci parla l’autrice nei suoi famosissimi romanzi della saga L’Amica Geniale.

Certo, non ci parlano proprio della stessa infanzia perché quella di De Luca è stata forse meno ‘rude’ per la diversa provenienza socio-culturale dei suoi genitori ma i luoghi, i tempi e la gente sono quelli. Una Napoli verace, popolata di persone provate dalla fatica di sopravvivere e che hanno poco tempo di badare ai sentimenti, dove la violenza non è intenzionale ma comunque spontanea.

Ci sono alcuni punti del libro che hanno subito rimandato la mia mente al mondo di Elena e Lila, al comportamento dei loro genitori, alla loro infanzia fatta di stenti e offese, come quando De Luca descrive ciò che vede dalla finestra della sua prima casa, che è in netto contrasto con ciò che c’è dentro:

Mi rimproveravi in casa il rumore. Fuori, nel vicolo, il chiasso avvolgeva la gente, la vita là fuori era farsi sentire, dare un colpo più forte, mandare una voce più alta. I bambini piangevano pianti a tutta gola. I loro gridi non contenevano stizze, capricci, rimproveri, ma solo il male che provavano. I bambini che ho sentito piangere da bambino, al di là del muro, per strada, avevano pianti di ferite, di colpi presi al volo, appena passavano vicino. / Da adulto ho sentito piangere i bambini in modo diverso, in modo da protestare contro qualcosa, con un timbro di accusa che prevale su quello del dolore. Non riesco a partecipare dei loro strilli. / Nella mia infanzia i bambini piangevano il male. Raccoglievano colpi che un fisico adulto non reggerebbe, sia per la sproporzione della forza usata, sia per la frequenza. Piangevano e a volte quel grido non bastava a costituire tregua e continuavano i colpi sotto il disarmo del pianto. Mi fermavo con gli occhi sbarrati, al di qua del muro, aspettando che finisse, che per favore smettesse, mentre in gola mi veniva l’impulso di gridare anch’io, di urlare insieme, come fanno gli asini, i cani, Mi chiudevo la bocca dietro i muri.

Mi fa un certo effetto leggere di quanto sia stata diversa l’infanzia di appena una generazione prima della mia, non troppo distante dai luoghi della mia vita e vederla rievocare allo stesso modo da due scrittori differenti.

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