
Autore: Chiara Valerio
Casa editrice: ET Scrittori
Anno di pubblicazione: 2021
Pagine: 110
Trama: La trama è tutta nella citazione in alto. Questo libro altro non è che il flusso di pensieri di una docente precaria durante un anno scolastico.
La protagonista è Alessandra, ha trent’anni, è giovane ma ha un modo di concepire la scuola un po’ tradizionalista e un po’ rivoluzionario. Vorrebbe, nell’istituto in cui insegna, un po’ della disciplina di un tempo e un po’ una cultura nuova, trasversale, che coinvolga davvero gli studenti ma che non è realizzabile nella scuola di oggi fatta di burocrazia e ingerenze continue da parte dei genitori.
Organizza un piccolo club di dissidenti, un misto fra un circolo e un gruppo di autoaiuto per docenti insoddisfatti. All’inizio funziona, poi…
In realtà, a descrivere bene questo romanzo sono le parole dell’autrice stessa, nella postfazione aggiunta di recente:
“Nessuna scuola mi consola“ procede come un ossimoro, racconta un mondo di bellezza, possibilità, conoscenza incastrato e frenato dalla ripetitività, dalla presenza invadente dei genitori, dalle poche competenze umane o culturali di chi insegna, dalla costrizione, percepita o reale, di chi impara.
Considerazioni: Lo stile di scrittura all’inizio non mi convinceva, poi mi sono lasciata coinvolgere ed ho capito che il modo di scrivere rispecchiava il flusso di pensieri della protagonista, il quale mescola vissuto e pensato, scuola e vita, riflessioni e considerazioni, insoddisfazioni e piccole vittorie…insomma, è stato quasi come rivivere il mio ultimo anno scolastico.
Come la protagonista, sono una giovane docente precaria e, come lei, pian piano, ho dovuto fare i conti con una realtà scolastica molto diversa dai miei ideali e le mie idealizzazioni, una scuola molto burocratica e poco sentimentale. Il che è una tranvata se questo lavoro l’hai scelto per passione e non per convenienza o ripiego. Vi lascio, a tal proposito, un mio piccolo sfogo su Instagram, ogni tanto “esplodo” anche io, ma dura poco, tranquilli! -> https://www.instagram.com/p/CRD_8qssOyS/?utm_source=ig_web_copy_link
Detta così, sembra tutto negativo e molte volte lo è, perché ti sembra di parlare al muro, di spenderti tanto per persone a cui non interessa nulla di quello che dici se non il voto a fine anno (e a volte neanche quello), perché può capitare di trovarti in situazioni in cui non sai che pesci prendere, circostanze alle quali non ti hanno preparato né gli anni di studio né i manuali né tutti i corsi che hai dovuto seguire per poter insegnare; sono quei momenti in cui devi prendere una decisione d’istinto e a volte va bene e a volte no, e ti senti solo…. «è una delle cause dello scoramento e della superiorità con la quale il professore guarda il mondo. Non ha anamnesi, non ha casistica medica, non ha una posologia, il professore non ha niente di niente. Solo casi particolari perché se ogni uomo è diverso ogni studente è un universo» .
Per fortuna, non è sempre così, perché a volte becchi classi in cui ti senti a casa, in cui spiegare diventa conversare, trovi alunni che ti stupiscono per i loro pensieri e le loro capacità, altri che ti fanno morire dalle risate, quelli che ti fanno penare e soffrire ma i cui risultati, dopo mesi di duro lavoro, ti fanno uscire una lacrimuccia, anzi, ti commuovono proprio diciamoci la verità…sono questi i momenti in cui ricordi perché hai scelto questo lavoro, e sono veramente importanti perché ti danno la carica per andare avanti, ma soprattutto per andare avanti con passione.
Buona lettura!