
Ero in edicola e l’occhio mi è caduto su questo piccolo volume. Era un supplemento gratuito de La Repubblica e, visto il prezzo irrisorio, avrei mai potuto lasciarlo lì?! L’ho preso al volo, ovviamente.
L’ho trovato molto carino e ben fatto per farsi un’idea su Neruda e la sua opera. C’è una piccola nota biografica all’inizio e venti delle sue poesie, tratte da diverse raccolte.
I temi dominanti sono: la natura, il forte legame con la sua terra, l’amore, l’amicizia. Addirittura c’è un’ode dedicata alla cipolla ed una al gatto, che inizialmente credevo ironiche, ma invece sono piene di realismo.
Fra i più famosi ricordiamo i versi del componimento Giochi tutti i giorni con la luce dell’universo, di cui avrete sentito e letto migliaia di volte gli ultimi due:
Vorrei fare con te
quello che la primavera fa con i ciliegi
Dello stesso componimento a me fa impazzire anche questo verso:
Non assomigli più a nessuna da quando ti amo.
Poche parole che racchiudono, a mio parere, una delle dichiarazioni d’amore più belle del mondo.
Ma Neruda non è solo questo e sono felice di averlo scoperto.
Vi lascio i titoli delle poesie che mi sono piaciute di più:
- Perché tu possa ascoltarmi
- Giochi tutti i giorni con la luce dell’universo
- Tango del vedovo
- La casa
- Ode alla cipolla
- Ode al gatto
- Matilde dove sei? Ho avvertito quaggiù
- La poesia
Di quest’ultima vi lascio anche il testo. Io l’ho interpretata quasi come un manifesto della sua poetica. È un uomo che ci dice che non sa come né perché, ma a un certo punto è stato travolto dall’esigenza di poetare.
Accadde in quell’età… La poesia
venne a cercarmi. Non so da dove
sia uscita, da inverno o fiume.
Non so come né quando,
no, non erano voci, non erano
parole né silenzio,
ma da una strada mi chiamava,
dai rami della notte,
bruscamente fra gli altri,
fra violente fiamme
o ritornando solo,
era lì senza volto
e mi toccava.
Non sapevo che dire, la mia bocca
non sapeva nominare,
i miei occhi erano ciechi,
e qualcosa batteva nel mio cuore,
febbre o ali perdute,
e mi feci da solo,
decifrando
quella bruciatura,
e scrissi la prima riga incerta,
vaga, senza corpo, pura
sciocchezza,
pura saggezza
di chi non sa nulla,
e vidi all’improvviso
il cielo
sgranato
e aperto,
pianeti,
piantagioni palpitanti,
ombra ferita,
crivellata
da frecce, fuoco e fiori,
la notte travolgente, l’universo.
Ed io, minimo essere,
ebbro del grande vuoto
costellato,
a somiglianza, a immagine
del mistero,
mi sentii parte pura
dell’abisso,
ruotai con le stelle,
il mio cuore si sparpagliò nel vento.
Vi invito ad approfondire quest’autore. Io lo farò sicuramente.
Buona lettura!