La mia legge è l’amore [Gandhi]

«Che cosa pensi? Dove occorre maggiore coraggio: nel fare a pezzi altri da dietro un cannone o nell’avvicinarsi a un cannone con volto sorridente per essere fatti a pezzi? Chi è l’autentico guerriero: colui che considera sempre la morte un’amica intima o colui che esercita il controllo sulla morte altrui?»

Autore: Gandhi
Casa editrice: Garzanti
Anno di pubblicazione: 2019
Pagine: 94

Trama: Non c’è una trama e non viene raccontata nessuna storia. La storia che sta alla base dell’esperienza di Gandhi non è qui riportata ma è ben nota, è quella dell’India che si ribella ai colonizzatori britannici.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, molti sono i paesi colonizzati che iniziano a mostrare i denti di fronte ai metodi sempre più oppressivi dei colonizzatori.

In India, in particolare, la ribellione si caratterizza per la presenza di una parte di ribelli più impazienti e violenti e un’altra, capeggiata da Gandhi, che promuove i metodi della resistenza passiva e della non violenza.

Proprio di ciò si parla nel libricino e vengono chiariti questi concetti attraverso le parole di Gandhi stesso. Si tratta di un’antologia che raccoglie molte delle sue riflessioni e delle sue spiegazioni sulla sua teoria politica, la cosiddetta ‘satyagraha‘, espressione tradotta di solito come “resistenza passiva”, ma il cui significato letterale è “insistenza per la verità”. Tale teoria si basava sui principi della disobbedienza civile e dell’ahimsa (non-violenza).

Nel libro vengono spiegati i motivi per cui Gandhi ha elaborato questa teoria, perché ha scelto questo modo di vivere e cosa significhi praticare davvero la disobbedienza civile. Non consiste soltanto nel contravvenire alle leggi che si considerano ingiuste, come molti pensano e hanno pensato. C’è tutto un impianto ideologico dietro, dei precetti morali da seguire e c’è tutto un cammino da fare prima di diventare dei convinti sostenitori della satyagraha. Spesso questo concetto è stato male interpretato, ma nel libricino viene chiarito perfettamente cosa intendesse davvero Gandhi.

Riflessioni: perché ho scelto di comprare questo piccolo grande libro Garzanti?

Indovinate un po’!

Per il titolo, ovviamente. Come poteva non catturare la mia attenzione?!

Titolo a parte, mi hanno sempre affascinata le teorie di Gandhi che, però, ammetto di conoscere solo superficialmente e quindi ho deciso di approfondire. Ho trovato le sue parole di grande ispirazione.

Certo, la situazione è diversa e i tempi sono cambiati, ma credo che molte delle sue riflessioni siano ancora attuali. Ci sono parecchi punti in cui mi sono rivista e che vorrei diventassero i principi del mio e del nostro vivere comune, ma è difficilissimo perché purtroppo una cosa, rispetto ad allora, non è cambiata: il mondo è ancora pieno di violenza.

«A rigor di termini nessuna attività e nessuna impresa è possibile senza una certa misura di violenza, per piccola che sia. Lo stesso processo vitale è impossibile senza una certa quantità di violenza. Quel che dobbiamo fare è minimizzarla al massimo grado. Anzi lo stesso termine “non violenza”, un’espressione negativa, sta a significare che si tratta di uno sforzo per desistere dalla violenza che è inevitabile nella vita. Di conseguenza chiunque creda in ahimsa si impegnerà in occupazioni che implichino la minor violenza possibile».

Mi piacciono molto queste parole, perché parlano di un modus vivendi simile al mio o che, almeno, cerco in ogni modo di fare mio, provando a non far del male a nessuno.

Purtroppo, però, anche senza volerlo, ci capita talvolta di ferire gli altri, magari non ce ne accorgiamo neanche. Allora, dato che già la “violenza” che pratichiamo inconsciamente non è sicuramente poca, cerchiamo di limitare almeno quella intenzionale. Laddove ci rendiamo conto che rischiamo di ferire qualcuno, dovremmo sempre fermarci e fare un passo indietro, anche e soprattutto nei semplici e piccoli gesti quotidiani. Non è facile, sicuramente, ma basta solo provare ad essere un pizzico meno egoisti, nonostante la società di oggi ci spinga ad esserlo sempre di più. E credo che ciò sia praticabile e utile, al di là che si sia credenti o meno.

«Chi è libero dall’odio non ha bisogno di spada. Un uomo armato che aveva con sé un bastone si trovò all’improvviso faccia a faccia con un leone e istintivamente levò la sua arma per difendersi; e si rese conto che fino ad allora non aveva fatto altro che blaterare di coraggio quando invece non ne possedeva una briciola. In quel momento lasciò cadere il bastone e si ritrovò affrancato da ogni paura»

Ci sono, però, nella teoria di Gandhi anche alcuni punti più difficili da interiorizzare, per la differenza di fede e di cultura immagino. La nostra cultura manca, ad esempio, di quel culto per la meditazione e per la spiritualità che sono tipici dell’antichissima cultura indiana.

Tuttavia, nonostante la fede religiosa sia più forte, si percepisce il grande amore di Gandhi per la sua terra e per il suo popolo: «Se l’India fa sua la dottrina della spada, potrebbe conseguire una vittoria temporanea. Ma cesserà a quel punto di essere l’orgoglio del mio cuore. Sono legato all’India perché le devo tutto. Sono assolutamente convinto che abbia una missione nel mondo. Non deve copiare ciecamente l’Europa. L’accettazione della dottrina della spada da parte dell’India sarà per me l’ora della prova. Mi auguro di non farmi trovare impreparato».

Insomma, questo libro è tanto piccino ma tanto pieno di contenuti significativi e che vi permetteranno anche di approfondire, se vi interessa contestualizzare le parole di Gandhi, un momento storico: la lunga lotta dell’India per la conquista dell’indipendenza.

Buona lettura!

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