Il bordo vertiginoso delle cose [Gianrico Carofiglio]

«Qualcuno sa chi fu la prima compagna di Adamo, il primo uomo?». Qualcuno abboccò e disse Eva. «No, Eva fu la seconda compagna di Adamo. In un mito mesopotamico ripreso dalla religione ebraica delle origini, la prima moglie di Adamo si chiamava Lilith. Fu ripudiata perché si rifiutò di obbedire al marito e venne trasformata in una creatura notturna – una sorta di demone femminile portatore di tempesta, lussuria e disgrazia. Alla fine dell’Ottocento la figura di Lilith diventa il simbolo dell’energia vitale, e del femminile che si ribella alla tirannia del maschile. Lilith fu la prima donna e insieme la prima donna ribelle»

Autore: Gianrico Carofiglio

Casa editrice: Rizzoli

Anno di pubblicazione: 2013

Pagine: 320

Trama: Il narratore è Enrico e la storia che ci racconta è la sua. Non è una storia lineare, la narrazione si snoda su due piani temporali: si alternano capitoli sulla sua vita attuale a capitoli sul periodo dei suoi sedici anni. Perché proprio quell’età? Ce lo chiediamo dall’inizio del libro, per poi ricollegare tutto alla fine.

Riflessioni: So che il mio riassunto della trama sembra un po’ troppo scarno, ma preferisco così. A volte le trame sono così dettagliate che ti sembra di sapere già tutto. E invece io preferisco non sapere quasi niente, come in questo caso. Prima di comprare questo romanzo non ho letto neanche di cosa parlasse, non mi interessava, il titolo mi aveva già stregata.

In realtà mi capita spesso di subire il fascino delle parole, di alcune citazioni o frasi. Ma, a quanto pare, questa volta non è capitato solo a me. Lo stesso scrittore, in una sua intervista, ha dichiarato di aver scelto questo titolo dopo aver letto alcuni versi di Robert Browning, un poeta britannico. Uno dei versi faceva appunto così:Quel che a noi preme è il bordo vertiginoso delle cose“. Mi piacerebbe lasciarvi il link dell’intervista ma non la trovo più 😪

Così, grazie a Carofiglio, ho scoperto anche chi era Browning e, dopo alcune ricerche, desidero ardentemente un volume che riporta alcune lettere fra lui e la moglie durante gli anni del fidanzamento. La moglie, anche lei, non era una qualunque, era la poetessa Elizabeth Barrett.

Ma non divaghiamo. Torniamo al nostro libro.

Non vi dirò che dovete assolutamente leggerlo e che è il libro di cui non potete fare a meno. Non lo è. Tuttavia, io lo consiglio, perché a me è piaciuto. Ci sono le riflessioni di un adulto che sembra aver smarrito le redini della sua vita e prova a ripercorrerne le tappe, focalizzandosi su un periodo in particolare. A riportarlo a quei momenti è un pezzo di cronaca sul giornale. Ed è quello stesso uomo ad analizzare, lucidamente, o quasi, il comportamento di se stesso da ragazzo.

Abbiamo due diverse età messe a confronto, le quali sembrano inizialmente lontanissime, ma che, a poco a poco, iniziano a riallacciarsi, fino all’epilogo. Un epilogo inaspettato, aperto…

Io mi sono ritrovata molto in Enrico, sia il ragazzo sia l’adulto. Un ragazzo un po’ ingenuo, con la testa fra le nuvole, solitario, romantico, con la passione per la scrittura e per la musica. Un adulto bloccato in un limbo dal quale non sa come uscire e che si lascia trascinare continuamente dal vortice dei pensieri; tanto che, quando inizia a pensare, si ritrova a percorrere chilometri a piedi senza neanche sapere dove stia andando o dove sia arrivato.

Infine, quello che mi è piaciuto molto, sono i riferimenti colti contenuti nelle descrizioni delle lezioni di Celeste, la supplente del prof. di filosofia di Enrico. Sono rimasta affascinata, in particolare, dalla lezione sulle donne nel controcorso sulla condizione femminile durante l’occupazione della scuola (mi sono immaginata seduta lì, insieme agli studenti, ad ascoltare a bocca aperta); da lì deriva anche la citazione all’inizio di questo post. E poi mi è piaciuta anche la sua ultima lezione, della quale riporto un pezzo qui di seguito:

«Qualcuno si chiede per quale motivo si studi la filosofia, cioè una disciplina che in apparenza non ha alcuna utilità pratica. Ebbene la filosofia serve a non dare per scontato. Nulla. La filosofia è uno strumento per capire quello che ci sta attorno – per capire quello che ci sta dentro probabilmente è più efficace la letteratura – ma capiamo davvero quello che ci sta attorno se non diamo per scontate le verità che qualcun altro ha pensato di allestire per noi. Fare filosofia – cioè pensare – significa imparare a fare e a farsi domande. Significa non avere paura delle idee nuove. Significa non fermarsi alle apparenze. Significa essere capaci di dire no a chi vorrebbe imporci il suo modo di pensare e di vedere il mondo. Cioè a chi vorrebbe pensare per noi»

Ebbene, dopo tanti anni passati a chiedermi perché fosse importante la filosofia, mi sembra di aver trovato qui la risposta e ho voluto annotarla per non perderla più.

Buona lettura!

Lascia un commento