#DANTEDI’

Udite udite, oggi è il Dantedì!

Non ne avete mai sentito parlare? Don’t worry, fino a ieri nemmeno io.

Ebbene, ieri mi è stato chiesto se avessi voluto intrattenere, oggi, i miei studenti parlando un po’ di Dante in occasione del Dantedì e così ho scoperto di cosa si tratta e ho deciso di condividere la mia scoperta qui sul blog; perché, in effetti, uno degli scopi di questa iniziativa è quello di condividere sui social i versi del nostro amato Dante.

All’inizio non l’ho presa benissimo perché ho pensato che avrei avuto bisogno di tempo per organizzare un discorso convincente, dato che i ragazzi sembrano sempre completamente disinteressati all’argomento; poi, però, mi sono messa a scrivere e le parole sono venute fuori da sole e in maniera del tutto spontanea. In fondo, Dante è sempre nel mio cuore!

Inutile dilungarmi ancora! Per farvi capire di cosa parlo ed invitarvi a leggere o rileggere Dante, vi lascio, di seguito, proprio il discorso che ho scritto per i miei studenti.

Buon Dantedì! 

Siamo qui riuniti perché oggi è il DANTEDì. Ed ora voi sicuramente direte: “E cherè?”

Il sito del MIBACT, che è il Ministero dei beni culturali, ci avvisa che, a partire da quest’anno, avremo un giorno all’anno da dedicare alla memoria di Dante Alighieri. A tal proposito, erano state organizzate una serie di iniziative in tutta Italia che avrebbero dovuto coinvolgere scuole, musei, biblioteche, luoghi di cultura e artisti. Dico “avrebbero” perché, purtroppo, a causa dell’emergenza in corso e della quarantena a cui siamo costretti, tutti questi eventi non potranno avere più luogo.

Il ministro dei beni culturali Franceschini e la nuova ministra dell’Istruzione Azzolina, però, hanno invitato tutti gli enti che avrebbero dovuto essere coinvolti in questa iniziativa, e quindi anche le scuole, a provare ad organizzare qualcosa anche online, così come stiamo facendo per la didattica di tutti i giorni.

In particolare, la ministra ha detto “Dante sarà un modo per restare più uniti”.

Detta così, mi rendo conto, può sembrare una sciocchezza, soprattutto per voi giovani, dato che probabilmente di Dante non ve ne potrà fregare di meno. Ma, in realtà, una sciocchezza non è, perché in questo periodo, grazie a questa reclusione forzata, sta nascendo una fortissima solidarietà fra gli italiani, soprattutto sui social. Stiamo scoprendo, stando a casa e postando quello che facciamo ogni giorno, di avere tutti le stesse abitudini, gli stessi interessi e le stesse passioni (la pizza e la musica, ad esempio). Ditemi, sabato scorso non avete avuto la home di Instagram intasata di foto di gente che si è fatta la pizza in casa perché non poteva farne a meno nel weekend?

Insomma ci stiamo riscoprendo tutti italiani. Per quanto a volte disprezziamo la nostra patria, per un motivo o per un altro, è in momenti come questo che vengono fuori le nostre radici e la solidarietà per il nostro popolo e per i nostri concittadini.

E quindi, come postiamo la foto della nostra pizza, o di noi e dei nostri vicini mentre cantiamo l’inno d’Italia sul balcone di casa, perché non postare qualche verso di Dante Alighieri? Le sue terzine non hanno nulla da invidiare all’inno di Mameli e, allo stesso modo, sono emblema dell’italiano e dell’Italia. La sua lingua è la nostra, la sua opera ci è invidiata in tutto il mondo, la studiano in moltissime scuole e università straniere. Dante Alighieri e la sua Commedia sono, certamente, una cosa di cui possiamo vantarci. Si tratta di un “prodotto” italiano!

Quindi, il Ministero dell’Istruzione ha invitato non solo i docenti, ma tutti i cittadini italiani, voi compresi, a riunirsi per leggere Dante alle ore 12 del Dantedì, cioè oggi 25 marzo. Tutti siamo chiamati a riscoprire i versi della Commedia e a condividerli sui nostri account social con gli hashtag ufficiali #Dantedì e #IoleggoDante. Sarà un modo per connetterci tutti nella celebrazione di Dante, il nostro sommo poeta, e sentirci più vicini.

Cosa condividere? Un esempio può essere quello di scegliere una terzina in particolare, una che ci piace molto o che ci rappresenta di più o la prima che ci viene in mente quando pensiamo a Dante, e poi condividerla sui social.

Perché parlo di terzine? Per quelli di voi che ancora non lo sanno, tutta la Divina Commedia è scritta in terzine, cioè strofe di 3 versi. Il numero 3, fra l’altro, è un numero ricorrente nel poema. Infatti, Dante suddivide il racconto della sua esperienza ultraterrena in 3 cantiche, dedicate ognuna ai 3 luoghi che ha avuto modo di visitare nel suo viaggio allegorico: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Ognuna di queste cantiche è, a sua volta, divisa in 33 canti, tranne l’Inferno che ne ha 34 perché contiene un canto introduttivo che fa da prologo per tutta l’opera.

A Dante si deve una delle descrizioni dell’Aldilà più dettagliate della storia. Siamo nel Medioevo, un’epoca in cui l’uomo era ossessionato dal pensiero del post-mortem.

Fra l’altro, perché proprio il 25 marzo? I motivi sono principalmente due: secondo alcuni studiosi (non sono però tutti concordi) sarebbe la data in cui ha avuto inizio il viaggio ultraterreno di cui Dante racconta nella Divina Commedia; il secondo motivo è l’anniversario della morte del poeta. Secondo le fonti storiche, Dante sarebbe morto nel marzo del 1321. Per cui, nel mese di marzo, si celebra l’anniversario della sua morte e, se facciamo bene i conti, ci rendiamo conto che l’anno prossimo ricorrerà il 700esimo anniversario della sua morte. E non va ignorato! Stiamo comunque parlando del Sommo Poeta, l’uomo che “inventò” l’italiano o che almeno ha contribuito fortemente alla formazione della nostra lingua così come la conosciamo oggi.

Insomma, ormai abbiamo una giornata mondiale per ogni cosa: quella del gatto, quella del sonno, dei pancake, della risata…chi più ne ha, più ne metta. Se la merita pure Dante una giornata tutta per lui, o no?!

L’invito è quello a condividere con gli altri alcuni versi del poeta e quindi io li condivido con voi oggi. Poi, a vostra volta, potrete condividerli sui social con gli hashtag #Dantedì e #IoleggoDante.

Io ho deciso di condividere con voi i primi che mi sono venuti in mente, così, all’improvviso, quando mi hanno parlato di questo Dantedì e che, anche se decontestualizzati dai canti di cui fanno parte, non perdono il loro fascino. Voi penserete: ma com’è possibile considerare affascinanti dei versi di un’opera così vecchia?! E sicuramente starete pensando: “ma questa è scema, ma che palle”. Se voi leggeste però la Divina Commedia approcciandovi ad essa con un atteggiamento diverso, senza pregiudizi sulla sua età, capireste che ci sono molti versi che, pur essendo stati scritti centinaia di anni fa, sembrano attualissimi, tanto quanto i testi di alcune canzoni che ascoltiamo oggi e impariamo a memoria perché ci sembrano parlare proprio di noi.

Per fare solo un esempio, nel V CANTO dell’Inferno, Dante Alighieri ci parla dell’amore fra Paolo e Francesca e fa pronunciare a lei queste parole:

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Non sono parole attualissime? Francesca racconta a Dante di essere legata a Paolo da un amore così forte che dura anche dopo la morte ed è il motivo per cui, a differenza di tante altre anime, che scontano la loro pena da sole, loro la stanno scontando insieme. Il loro amore era così forte che li ha portati alla morte ed anche dopo la morte li tiene legati.

Quante volte avete giurato di amare qualcuno per sempre? O quante volte vi siete imposti di non amare qualcuno ma poi non ce l’avete fatta e ci siete sempre ricascati? I sentimenti non hanno tempo e le parole di Dante ce lo dimostrano.

Un’altra terzina che subito mi torna alla mente quando penso a Dante proviene dal XXVI CANTO, sempre dell’Inferno, e recita così:

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza

A pronunciare queste parole è Ulisse, l’Ulisse che tutti conosciamo. Perché Dante lo colloca nell’Inferno? Lo considera un consigliere fraudolento, cioè uno di coloro che hanno messo la propria intelligenza al servizio della frode e dell’inganno. Uno dei tanti inganni in cui è coinvolto Ulisse, ricordato per la sua astuzia, è quello del cavallo di Troia che ha permesso ai Greci di vincere slealmente la guerra contro i Troiani.

Tuttavia, nonostante si tratti di un peccatore, Dante chiede di poter parlare con lui, perché ne riconosce l’ingegno, ne ammira l’intelligenza.

Quando ci racconta la sua storia, però, non si sofferma sulla vicenda del cavallo di Troia, ma sulla storia di quando Ulisse, una volta liberatosi dalla prigionia a cui era stato costretto dalla maga Circe, insieme ai suoi uomini, seppure vecchio e stanco, decide di spingersi fino ai confini del mondo.

Secondo la tradizione omerica, infatti, l’eroe greco Ulisse, giunto al termine delle sue peregrinazioni, sarebbe tornato a Itaca, dove avrebbe trascorso la vecchiaia tra gli affetti familiari, dopo aver riconquistato il trono. Dante, invece, riferisce un’altra leggenda circa gli ultimi anni dell’eroe: immagina cioè che, ignorando il richiamo della patria e della famiglia, si sia lasciato trascinare dal fascino dell’avventura e della sfida all’ignoto. Narra che, giunto alle Colonne d’Ercole (lo stretto di Gibilterra), che per gli antichi segnava il confine estremo del mondo abitato, oltre il quale nessun uomo si era mai spinto, Ulisse abbia incitato i suoi uomini, anche se vecchi e stanchi come lui, a seguirlo nell’ultima e più ambiziosa delle avventure: violare il divieto divino che impediva di superare quel limite, in nome dell’amore per la conoscenza.

Dante riporta il discorso col quale avrebbe convinto i suoi uomini a seguirlo in quel “folle volo”. Lui lo condanna per questo, per aver inutilmente vagato alla ricerca di cose vane. Tuttavia, quelle parole, oggi, io vorrei usarle per convincere voi a non impigrirvi, a non accontentarvi; voglio invitarvi, come fece Ulisse coi suoi uomini, a seguire la conoscenza, ad interessarvi a tutto, ad essere curiosi, a leggere, ad informarvi, perché è proprio vero quello che diceva il caro vecchio Socrate: “Il sapere rende liberi, è l ‘ignoranza che rende prigionieri”. Quando uscirete dalla scuola e sarete catapultati nel mondo reale, ve ne renderete conto e io vorrei che foste preparati.

Lascia un commento