«I dischi e i libri non fanno né bene né male. Danno consapevolezza, generano dubbi, benesseri o malesseri temporanei. Incidono il tanto che durano, ma non cambiano la testa alle persone come fanno la filosofia, la politica e la religione. I dischi e i libri sono specchi, più o meno deformanti, in cui cerchi te stesso, le parole e i suoni che sei. E quando li trovi, è allora che esisti, totalmente, pienamente, che SEI, senza propaggini, senza scaturire oltre i limiti, solo nel tempo che permane, nel preciso istante».
Autore: Andrea Pomella
Casa editrice: add editore
Anno di pubblicazione: 2018
Pagine: 149
Trama: Andrea Pomella racconta in prima persona la storia della sua gioventù. Una gioventù che potremmo definire ‘bruciata’ perché, a fare da padroni nello spezzone della sua vita di cui ci racconta, sono l’alcool, la musica, la sregolatezza e la noncuranza totale per il futuro. A fare da sfondo a questo modus vivendi ci sono il senso di non-appartenenza alla società che lo circonda e il tormento di una vita complicata frutto di un’infanzia difficile. A fare da colonna sonora, invece, c’è la musica dei Pearl Jam: «Ten, Vs. e Vitalogy sono la santa trinità della mia giovinezza». E proprio la musica di questa band, ma non solo, è il leitmotiv dell’intero romanzo; musica che lui ascolta ma suona anche, e che è alla base della sua amicizia con Q., altro tema portante del libro. Un’amicizia che lo porterà a compiere un viaggio folle ma bellissimo che segnerà la fine della sua giovinezza.
Riflessioni: Questo libro l’ho portato in vacanza con me perché avevo bisogno di un volume piccolo, breve e leggero da tenere a portata di mano durante il viaggio a Marsiglia.
Non posso dire che mi sia piaciuto da morire e che rientri fra i miei preferiti. Non è uno di quei libri che mi ha cambiato la testa, che non vedevo l’ora di finire. Tuttavia, non mi sento neppure di dire che non mi sia piaciuto.
Nonostante manchi di quella suspense e di quell’emotività tali da coinvolgermi e farmi perdere il sonno e nonostante i periodi complessi e alcuni riferimenti talmente specifici da costringermi a fare continue ricerche per capire i nessi fra le situazioni, è un buon libro secondo me. Ho apprezzato Andrea Pomella e le sue riflessioni, le ho condivise quasi tutte, credo sia il libro in cui ho sottolineato più frammenti. La sensazione generale che mi ha lasciato questa lettura è l’apprezzamento nei confronti dell’autore come persona, di quelle persone che mi piacerebbe conoscere nella vita di tutti giorni.
Inoltre, mi ha aperto la mente su un settore musicale di cui sapevo poco e su una generazione di pochissimo precedente alla mia. Quei continui sbalzi dalle sue esperienze personali ai riferimenti ai Pearl Jam, a Eddie Vedder ed altri grandissimi del grunge sembrano spezzare di continuo la narrazione, ma in realtà la rendono meno noiosa e stabiliscono dei nessi logico-emotivi che richiamano, in un certo senso, lo stile del flusso di coscienza. E questo, ad esempio, mi è piaciuto molto.
Insomma, non è il libro della vita, ma sono contenta di averlo letto.
😉