«Ognuno di noi si sospetta dotato di almeno una delle virtù cardinali, ed ecco la mia: sono una delle poche persone oneste che abbia mai conosciuto.»

Queste parole sono frutto della voce narrante di Nick Carraway, è lui a raccontarci la storia di Jay Gatsby. E forse, in fin dei conti, è davvero l’unica persona onesta di tutta la vicenda raccontata nel romanzo.
Ho acquistato questo libro qualche anno fa, avevo da poco visto il film uscito nel 2013 ed ero gasatissima. Quell’atmosfera degli anni venti, il Grande Gatsby col suo sogno d’amore che solleva il bicchiere verso la luce che proviene dalla casa della donna che segretamente ancora ama, il fascino di Daisy, il mio amatissimo Leonardo Di Caprio (tutte quelle nate negli anni novanta mi capiranno). Insomma, ero rimasta incantata dal film, anche se il finale mi aveva fatto non poco storcere il naso. Sì, perché sono di quelle che fanno ancora fatica ad accettare le storie senza lieto fine, forse avrò letto troppe favole da bambina.
Beh, fu una gran gioia trovare il libro nella versione economica proposta dalla Newton Editori subito dopo. Ricordo di averlo appoggiato sulla libreria ripromettendomi di leggerlo quanto prima e così è finito sepolto sotto tutti gli altri libri che ho acquistato. Quest’estate l’ho finalmente ritrovato e ripreso perché cercavo dei libri leggeri da portare in vacanza. Leggeri sia per peso e volume sia a livello narrativo.
Non so perché ero così convinta che si trattasse di un libro “leggero”, ma leggendolo ho scoperto che non lo è.
Non sto dicendo che sia pesante o impegnativo, questo no per carità, ma non è nemmeno frivolo; anzi, ti da molto da pensare sulla società di cui racconta, sul modo di vivere a quei tempi e in quei luoghi…la ricchezza ostentata, la frivolezza ricercata a tutti i costi nel tentativo di nascondere preoccupazioni e pensieri sotto il tappeto mentre si sorride e si apre la casa ad amici e conoscenti per fare baldoria. Nick stesso ce lo fa notare più volte…
«Era gente sbadata, Tom e Daisy , rompevano cose e persone e poi si ritiravano nei loro soldi e nella loro enorme noncuranza o qualunque cosa fosse che li teneva insieme, e lasciavano che fossero altri a pulire lo sporco che lasciavano…»
Inoltre, se il finale del film mi aveva fatto storcere il naso, non vi dico quanto ci sono rimasta male a rileggerlo nel libro. Il sogno di Gatsby s’infrange e Daisy perde man mano tutto il suo fascino e si fa fatica a capire se il suo comportamento sia frutto di superficialità o di debolezza, tanto che a un certo punto non sai se odiarla o compatirla.
Eppure all’inizio il suo fascino aveva avuto un potere tale da cambiare tutta la vita di Gatsby che se da sempre si era impegnato per cambiare il suo status sociale ed economico, da quando la conosce e poi la perde, lo fa principalmente per lei, per riaverla. Daisy è la sua meta, il suo faro, o meglio la sua “luce verde”, nella notte buia. Gatsby è davvero un grande, ma più grande ancora è il suo sogno, del quale «che cosa si poteva dire, se non sospettare che avesse caricato tutta quella faccenda di un’intensità oltre misura?».
Eh sì, perché quando si trova di fronte a Daisy perde tutta la sua grandezza e il suo sogno lo fa sentire sopraffatto, diventa fragile, insicuro, imbarazzato e quando parla della sua storia con lei sembra quasi non ragionare lucidamente, parla da innamorato, non accetta l’idea di non poter rivivere il passato e crede di poter tornare ai tempi in cui lui e Daisy chiacchieravano amorevolmente per le strade di Louisville, come se gli ultimi cinque anni in cui lei era stata sposata con Tom si potessero cancellare con un colpo di spugna. Chiunque abbia sofferto per amore, non fa fatica ad immedesimarsi in lui, forse tutti nella vita siamo stati irragionevoli in quel modo almeno una volta.
«Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.»
Così si chiude il libro.
In Gatsby questa condizione di irrazionalità dura di più e passa così tanto tempo a pianificare, costruire e perfezionare il suo sogno in maniera talmente accurata da perdere il senso della realtà e quando giunge finalmente al suo obiettivo, Daisy non ne è più all’altezza, l’immagine di lei che lo aveva accompagnato per tutti quegli anni non corrisponde alla realtà. Lei non è pronta a fare quello che lui le chiede, lo ama ed aveva continuato ad amarlo in quegli anni, ma c’era stato un frangente in cui aveva amato anche Tom e questo Gatsby non riesce a sopportarlo. Nonostante ciò, le dimostra fedeltà e devozione fino alla fine.
A dimostrarne a lui, invece, quando si ferma la giostra, c’è solo Nick, che racconta la sua storia «con l’idea di smentire quelle prime dicerie sui suoi precedenti, che non erano neanche lontanamente vere». L’unico a sentirsi profondamente amareggiato da tutta la vicenda è proprio il nostro narratore e io, da lettrice, ho provato gli stessi sentimenti che dice di provare lui, “i suoi scrupoli da provinciale”. In ogni libro ci si immedesima in qualcuno, io credo di essermi immedesimata in lui.
Ci stringemmo la mano e partii. Prima che raggiungessi la siepe, mi ricordai qualcosa e mi voltai.
«Sono un branco di schifosi», gli gridai attraverso il prato. «Tu da solo vali più di tutti loro messi insieme».
Sono sempre stato contento di averglielo detto. Fu il solo complimento che gli abbia mai fatto, perché disapprovavo tutto di lui. Prima annuì educatamente, e poi sul suo viso irruppe quel suo sorriso irradiante e comprensivo, come se fossimo stati sempre complici su questo. Il suo splendido abito rosa creava una brillante macchia di colore contro il bianco dei gradini, e pensai alla prima notte in cui arrivai in quella casa ancestrale tre mesi prima. Il prato e il viale erano affollati dalle facce di quelli che facevano supposizioni sulla sua corruzione – e lui se ne stava su quei gradini, nascondendo il suo sogno incorruttibile, mentre agitava la mano per salutarli.

https://it.wikipedia.org/wiki/Il_grande_Gatsby_(film_2013)
PS. Ho rivisto il film dopo aver finito il libro e confermo la mia idea di sempre, cioè che prima di guardare un film tratto da un libro preferisco leggere il testo. Mi permette di apprezzare di più quello che vedo sullo schermo, la storia e anche gli stessi personaggi. Devo dire che, in questo caso poi, il film è anche abbastanza fedele,anche se non del tutto….ma questo lo lascio notare a voi, io mi sono dilungata già troppo.
Buona domenica!
Un pensiero su “Il grande Gatsby [Francis Scott Fitzgerald]”