L’arte di correre sotto la pioggia [Garth Stein]

Questo libro l’ho letto diversi anni fa e l’ho ritrovato per caso mentre cercavo di mettere un po’ d’ordine nella mia libreria.

Perché parlarne adesso? Perché appena l’ho rivisto mi è tornato in mente quanto fosse carino. Si, carino! So che è un termine un po’ inusuale per descrivere un libro, ma è l’aggettivo che mi viene in mente quando penso a questo volume.

Perché carino? Perché l’idea alla base lo è. Parla di un cane e della sua famiglia, del suo padrone e del rapporto con lui in particolare, ma a differenza di tante altre storie sui nostri amici animali, questa ci viene raccontata da un punto di vista diverso, quello di Enzo, il cane!

La storia è strappalacrime, quindi preparatevi a commuovervi. Cioè, almeno lo è stata per me… Ma magari sono io che sono una piagnucolona. Devo ammettere che, spesso, ho difficoltà a guardare un film o a leggere un libro con distacco, tenendo sempre presente che si tratta solo di finzione. E sovente scende la lacrimuccia! Purtroppo sono un’inguaribile amante del lieto fine e ci resto male ogni volta che una storia non finisce come vorrei, come accade praticamente quasi sempre nella realtà. Forse sono cresciuta leggendo troppe favole! Qui il lieto fine c’è, ma il libro è pieno di momenti molto tristi.

Perché il libro s’intitola L’arte di correre sotto la pioggia? Eh beh, questo scopritelo da soli. È lo stesso Enzo a raccontarci subito di essere stato chiamato col nome di uno degli idoli del suo padrone e a svelarci poi il significato del titolo.

Buona lettura e buona vita in compagnia dei vostri amici pelosi. ❤️

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