Heilà,
manco da molto sul blog perché l’ultimo periodo è stato denso d’impegni e leggere è un lusso che non ho potuto permettermi purtroppo. Ragion per cui non avevo nemmeno molto da scrivere. Sto leggendo lo stesso libro da non so quanto e non riesco a finirlo proprio per mancanza di tempo.
Comunque, per pura casualità, ho scoperto Antonella Anedda: una poetessa, saggista e storica dell’arte italiana dei nostri tempi. Io non la conoscevo, ho avuto modo di ‘leggiucchiare’ qualcuna delle sue poesie e una che mi è piaciuta è questa che vi lascio di seguito.
Mi rivedo molto in lei quando scrive (nel suo secondo libro di versi Notti di pace occidentale): “Se ho scritto è per pensiero, perché ero in pensiero per la vita“.
Una sera d’inverno in città
Ora ha smesso di piovere. Dalla finestra il mondo è a gocce:
un viso senza naso, occhi, labbra. Solo queste minute lacrime
sugli alberi e le case. Una in particolare si rischiara
dove qualcuno piange sulla sua poltrona
composto, fermo solo incerto se la casa somigli
a quelle che abitò in passato e che confonde.
Non è di nostalgia che piange, ma per il peso intero
della pioggia, come se lui fosse il tetto
che sopporta e si scrosta.
Come se l’intero palazzo, gonfio di acqua e pietra
rivelasse un’offesa.
Una creatura può crucciarsi per questo, passare sveglia la notte
o replicare nel sogno la desolazione. Essere in un burrone.
Stare lì tra la terra, nella pioggia che viene.
So che non è in tema perché ormai siamo in primavera ma giuro che, quando l’ho letta e salvata come bozza qui sul blog, non era ancora aprile ed era una giornata uggiosa.