Primo Levi è uno dei superstiti della Shoah che, attraverso i suoi scritti, ha cercato di raccontare al mondo le atrocità di cui è stato testimone e vittima.
Perché è importante raccontare, leggere e rileggere quello che avvenne? Per conservarne memoria, appunto. Questo è il vero significato del giorno della memoria: ricordare NON un evento storico MA uno scempio disumano, nel tentativo che non si ripeta mai più.
Si tratta di vicende indimenticabili, eppure tendiamo a scordarle o a ricordarle vagamente, tanto che le nuove generazioni non hanno nemmeno un’idea precisa di cosa si stia parlando. A loro sembra solo che gli adulti vogliano rifilargli l’ennesima pappardella storica, una delle tante di cui a loro non frega nulla.
Non penso che sia perché sono insensibili…semplicemente non hanno idea, non riescono a comprendere a fondo di cosa si tratti. Perciò è importante che girino sempre più notizie, anche sui social o su internet di quel che avvenne, anche le più crude, anche i particolari più agghiaccianti, perché devono sapere, devono rendersi conto di quello che davvero è stato l’Olocausto. Ci sono cose che, se accennate, non riescono a colpirli, ad entrargli dentro. Le nuove generazioni sono nate nell’epoca dell’immediatezza…una cosa non puoi accennargliela e non puoi nemmeno spiegargliela per le lunghe, devi buttargliela lì nuda e cruda…Non puoi dirgli, ad esempio, che Anna Frank era un’ebrea sopravvissuta alla Shoah; devi dir loro, direttamente, senza mezzi termini, che era una ragazzina di 13 anni, anche benestante, che da un giorno all’altro è stata strappata dalla sua casa e dalle sue abitudini e trascinata in una sorta di scantinato per nascondersi e, nonostante ciò, alla fine è morta. Bisogna dar loro esempi in cui possano immedesimarsi.
Devono sapere e devono capire. Per me, non è accettabile vederli ridacchiare o distrarsi mentre a scuola si parla di queste cose. Devono comprendere che non si sta propinando loro l’ennesima lezione di storia, ma una LEZIONE DI VITA. Devono imparare ad essere empatici; altrimenti rischiano di diventare dei pessimi adulti.
La poesia di Primo Levi può sembrare un po’ dura nei toni, ma non possiamo dargli torto, a maggior ragione perché lui, tutte quelle cose che non implora ma impone di ricordare, le ha vissute sulla sua pelle.
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.*Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
* questa frase racchiude tutto secondo me, è come se lui dicesse proprio: non vi sto raccontando una storia, quello di cui vi sto parlando è vero, è stato, è accaduto sul serio.
Troppe volte ci capita di pensare alle cose in maniera distaccata. Spesso, anche vicende accadute a noi, emozioni provate in prima persona, man mano che diventano ricordi, ci sembrano meno forti, meno intense, meno coinvolgenti. Beh, questo non può e non deve accadere quando si tratta di eventi come la Shoah. Il ricordo deve essere sempre vivo e forte, affinché crudeltà del genere non avvengano mai più, affinché la discriminazione e l’intolleranza non smettano mai di essere considerati sentimenti negativi, deprecabili. Mai e poi mai dobbiamo credere di essere giustificati nel provare disprezzo o nel sentirci superiori rispetto a qualcuno di diversa provenienza, etnia, razza o religione… odiare qualcuno solo perché viene a “occuparti” il paese o a “rubarti” il posto di lavoro, non è giustificabile. Le persone si giudicano per le loro azioni, non per il colore della pelle, per il paese di provenienza o per ciò in cui credono.
Un pensiero su “Se questo è un uomo [Primo Levi]”