Ciao 🙂
è da tanto che non scrivo; un po’ per mancanza di tempo, un po’ per pigrizia e un po’ perché, quando fuori c’è il sole, dimentico il computer. Ma l’autunno è alle porte ed eccomi di nuovo alla scrivania.
Comunque, bando alle ciance e andiamo al sodo!
Cosa mi è piaciuto di questo libro?
La copertina.
No dai, sii seria!
Ehm…sono seria.
Ma perché?
Non sono riuscita a immedesimarmi nemmeno una volta nel protagonista e ho fatto fatica anche solo a capire il nesso fra la breve presentazione della copertina e la storia narrata all’interno del libro. In copertina dice “Ah Q non è altro che un semplice operaio, perseguitato da sfortune e disgrazie e tuttavia sempre pronto ad accettare la propria sorte e a cercare il lato positivo in ogni cosa”.
Ora, io sicuramente non ricordo moltissimo del libro perché l’ho letto in primavera, quindi almeno 3-4 mesi fa; però ricordo che Ah Q buona parte delle sfortune se le procurava da solo, agiva come uno sconclusionato e ho fatto davvero tanta fatica a capire se fosse lo scemo o il pazzo del villaggio.
Due cose del libro mi sono rimaste impresse:
- il modo in cui Ah Q metteva fine ai suoi crucci per poter prendere sonno la sera o per cambiare umore. Come? Lui si persuadeva, nella sua testa, quando gli capitava una cosa brutta, che, in realtà, fosse una cosa bella; oppure quando usciva sconfitto da una vicenda, cercava delle motivazioni per auto-convincersi che, invece, ne era uscito vincitore, ribaltando completamente il punto di vista della situazione nella quale si era trovato. Strano modo di pensare, ma non poi così riprovevole. Pur sempre un modo per smettere di star male e pensare al proprio benessere. In fondo, ognuno si cura come può.
- la scena dell’esecuzione, quasi commovente. Viene accusato e condannato ingiustamente, per colpe non commesse, affinché sia d’esempio a tutti quelli che vorranno aderire alla rivoluzione. L’ironia della sorte sta nel fatto che lui, a quella rivoluzione, avrebbe voluto prendere parte, ma non ha potuto ed infine viene giustiziato per una cosa che avrebbe voluto fare ma non ha fatto. Ed anche qui, ne “il gran finale” (così s’intitola l’ultimo capitolo), reagisce con un comportamento no-sense (ovviamente no-sense per me, per noi, per la nostra cultura e mentalità): canta un’aria d’opera.
Eppure io credo che sia proprio in tutti i suoi no-sense che si celi la verità di Ah Q, la verità di tutto il libro, la morale che vuole insegnarci l’autore. Solo che…vai a trovarla! Io non credo di averla afferrata, spero che a voi vada meglio. Anzi, se avete un’opinione al riguardo, se credete di aver colto il senso di questo libro, passate di qui e datemi qualche delucidazione, ve ne sarei grata.
Non sono ironica eh, sono seria, ci tengo a precisarlo.
Sicuramente molte cose mi sfuggono, quasi tutto mi è sembrato folle o lontano dal mio modo di pensare. Del resto, dobbiamo ricordarci che, a scrivere, è pur sempre un autore di una cultura completamente diversa dalla mia.
A tal proposito, cosa ho scritto prima? Che sicuramente c’è una spiegazione a questo ‘strano’ libro ma “vai a trovarla”. Ebbene, avrei mai potuto non provarci?! Sono pigra sì, ma anche curiosa. E dunque, cercando di leggere qualcosa al riguardo, ho intuito che si tratta di una sorta di biografia-parodia di un personaggio poco nobile (in tutti i sensi) durante la rivoluzione del 1911 in Cina. Uno storico tradizionale avrebbe raccontato la vita di un personaggio dignitoso, distinto. Beh, Lu Xun, sceglie di fare l’esatto contrario. Perché?
Da quello che ho potuto comprendere, leggiucchiando qualcosina qua e là, questo libro rappresenta per l’autore una sorta di denuncia nei confronti del proprio paese e soprattutto di una classe dirigente corrotta e ormai rassegnata a subire passivamente il dominio straniero. Lu Xun crede inizialmente nella rivoluzione del 1911 ma poi ne resta deluso quando si rivela un flop e questo a causa del servilismo, dell’autoinganno e dell’abitudine a giustificare le proprie sconfitte, tipici del suo popolo. Ecco, forse è questa la verità di Ah Q: far sì che, all’epoca, ogni cinese che si trovasse a leggere la sua storia lo disprezzasse, per poi rendersi conto di essere proprio come lui.
E comunque sì, può sembrar strano, ma la copertina (quella dell’edizione che ho acquistato io, ovviamente) mi piace.

Sorge spontaneo un dubbio, a questo punto: è sempre meglio leggere una recensione o qualche paginetta di critica su un libro prima di iniziarlo?! Non lo so. In questo caso, forse, mi sarebbe stato d’aiuto. In realtà, di solito lo faccio, o prima di iniziare un libro o quando l’ho finito. Quest’edizione, però, non ne aveva e quindi è andata così.
Voi che ne pensate?