Questo libro ho sempre voluto leggerlo, da quando al liceo studiai Orwell e poi lessi 1984, romanzo che mi ha profondamente affascinata, e, finalmente, ci sono riuscita.
La Fattoria degli Animali è una favola (è, infatti, un racconto con personaggi perlopiù tratti dal mondo animale e contenente una morale) che rappresenta un’allegoria della rivoluzione comunista e della sua successiva trasformazione da lotta di classe a governo totalitario. A mostrarcelo è il lento passaggio dal motto TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI a quello TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI MA ALCUNI SONO PIÙ UGUALI DEGLI ALTRI, che certamente quasi tutti conoscono.
Il momento in cui, gli “animali inferiori”, leggono questa frase nella stalla, lì dove prima erano scritti i comandamenti che avevano ispirato la loro rivoluzione contro l’umano Jones, rappresenta il momento della loro presa di coscienza. Anche se, forse, questa presa di coscienza, era avvenuta già prima, quando avevano visto i maiali camminare, per la prima volta, su due gambe come gli uomini, mentre fino ad allora era stato loro ripetuto come un mantra che QUATTRO GAMBE BUONO, DUE GAMBE CATTIVO.
…in una deliziosa serata, quando, finito il lavoro, gli animali stavano rientrando alle loro stalle, un terribile nitrito di cavallo risuonò nel cortile. Stupiti, gli animali si arrestarono. Era la voce di Berta. Essa nitrì ancora e tutti gli animali irruppero a galoppo nella corte. Videro allora ciò che aveva visto Berta. Un maiale stava camminando sulle gambe posteriori. […] Poco dopo, dalla porta della casa colonica uscì una lunga schiera di maiali: tutti camminavano sulle gambe posteriori. […] Infine, fra un tremendo latrar di cani e l’alto cantar del gallo nero, uscì lo stesso Napoleon, maestosamente ritto, gettando alteri sguardi all’ingiro, coi cani che gli stavano attorno. Stringeva fra le zampe una frusta.
Non che la morte del cavallo Gondrano non li avesse scossi altrettanto (mandare a morte un proprio simile, non più utile ai propri scopi e per di più in cambio di denaro, è quanto più avvicina l’operato dei maiali a quello degli uomini più crudeli e perversi), ma Clarinetto subito era riuscito, coi suoi abili discorsi, ad occultare l’evidenza, a fuorviare le menti degli animali e ad imbambolarli con una bella e toccante bugia. Quella di Gondrano, il lavoratore instancabile, che viene portato via dal furgone del macello è una delle scene più toccanti che abbia mai letto.
Orwell riesce a mascherare, con una favola, una realtà e dei meccanismi che, purtroppo, sono veri, hanno avuto luogo. La favola in sé è così facile da leggere che potrebbe farlo anche un bambino. Mi chiedo solo cosa ne penserebbe alla fine, se sarebbe in grado di catturarne il significato profondo. E non mi riferisco solo all’allusione allo stalinismo, ma proprio al fatto che la morale della favola sembra essere che, in ogni società, non potrà mai esserci uguaglianza tra i membri perché ce ne saranno sempre alcuni che cercheranno di prevalere su altri. Chi sa se dei bambini hanno mai letto questo libro…mi piacerebbe davvero sapere cosa ne pensano.
Io penso che Orwell sia stato un uomo molto arguto, intelligente e appassionato e se leggerete o avete già letto qualche sua biografia, sicuramente mi darete ragione. Se, poi, volete un’ulteriore prova della sua capacità di cogliere e di esprimere in maniera sottile e ingegnosa gli aspetti delle cose (la politica e la società del suo tempo), leggete anche 1984. È un romanzo della prima metà del ‘900 che non ha nulla da invidiare ai moderni libri e film di fantascienza.
Ma, tornando alla Fattoria degli Animali, sento il dovere di soffermarmi anche sul saggio La libertà di stampa, scritto da Orwell come prefazione al libro. La frase finale del saggio dice: Ho scritto la presente prefazione per richiamare l’attenzione su questo fatto. Il fatto in questione era la censura nell’Inghilterra del suo tempo, una censura non dettata da una qualche autorità, ma come lui la definisce volontaria. Egli scrive: Chiunque abbia una certa esperienza giornalistica ammetterà obiettivamente che durante questa guerra la censura ufficiale non è stata particolarmente fastidiosa. Non abbiamo dovuto subire quella “coordinazione” di tipo totalitario che ci saremmo ragionevolmente potuti aspettare. La stampa ha da fare qualche giustificata lamentela, ma nel complesso il governo si è comportato bene ed è stato tollerante verso le opinioni della minoranza in un modo addirittura sorprendente. Il fatto sinistro per quanto riguarda la censura letteraria in Inghilterra è che essa è in larga misura volontaria. […] Non è espressamente proibito dire questo o quest’altro, ma non “va fatto”, proprio come in epoca vittoriana non “andava fatto” di nominare i pantaloni davanti a una signora.
Questo saggio sulla libertà di stampa prende spunto dal rifiuto di pubblicare La Fattoria degli Animali ricevuto da ben quattro editori, uno dei quali accenna ad Orwell di aver anche consultato un importante funzionario del Ministero e di ritenere perciò che: la pubblicazione di un libro simile in un momento come questo potrebbe essere considerata altamente inopportuna. Siamo, infatti, nel 1943, e l’editore, di cui Orwell riporta le parole, aggiunge anche che: Se la favola si rivolgesse a dittatori e dittature in genere, allora pubblicarla sarebbe una ottima cosa, ma essa – come adesso posso vedere – segue così fedelmente il progresso dei sovietici e dei loro due dittatori, che la si può applicare soltanto alla Russia, escludendo ogni altra dittatura. Un’altra cosa: la favola sarebbe meno offensiva se la casta protagonista non fosse quella dei maiali. Ritengo che la scelta dei maiali come casta dominante offenda senza dubbio molta gente, e in particolare chi è un po’ suscettibile, come indubbiamente lo sono i russi. Orwell aggiunge anche, in una nota a pie’ di pagina, che non gli è del tutto chiaro se l’idea di questa modifica sia dell’editore o del ministro dell’informazione a cui si è rivolto, ma sembra avere la veste dell’ufficialità.
Chi ne sa un p0′ di storia, non ci metterà molto a capire perché agli inglesi stesse così a cuore non offendere i russi (Quanto viene ora richiesto dalla ortodossia prevalente è un’ammirazione incondizionata per la Russia sovietica, cito ancora dal saggio), ma la cosa interessante che sottolinea l’autore è che: questa grande congiura a livello nazionale per tener buona la nostra alleata ha luogo, in modo abbastanza curioso, nonostante un background di autentica tolleranza intellettuale. Perché, se non vi è permesso criticare il governo sovietico, avete almeno una certa libertà di criticare il vostro. Difficilmente qualcuno potrà pubblicare un attacco a Stalin, ma va sul sicuro se attacca Churchill, in un libro o, indifferentemente, su una rivista. […] Un esempio di quanto dico è l’incapacità dei molti e chiassosi pacifisti inglesi di far sentire la loro voce contro la crescente ammirazione per il militarismo russo. Secondo questi pacifisti, ogni forma di violenza è male, e in ogni fase della guerra ci hanno esortato ad arrenderci o a fare almeno una pace di compromesso. Ma quanti di loro hanno mai suggerito che la guerra è un male anche quando è fatta dall’Armata Rossa?
Ed infine, Orwell, in maniera anticonformistica e coraggiosa afferma: Conosco bene tutti gli argomenti contro la libertà di pensiero e di parola, gli argomenti che affermano che non può esistere e quelli che dicono che non dovrebbe esistere. Rispondo semplicemente che non mi convincono […]. Da una decina d’anni credo che l’attuale regime russo è essenzialmente un male, e vado affermando il diritto di dirlo, nonostante la nostra alleanza con l’URSS in una guerra che voglio vedere vinta. […]. Se libertà vuol dire veramente qualcosa, significa il diritto di dire alla gente quello che la gente non vuol sentire.
PS. So di dilungarmi troppo, ma a me sembra anche poco. Leggete e vi farà lo stesso effetto!
Un pensiero su “La Fattoria degli Animali e La libertà di stampa [George Orwell]”