È un libro difficile.
All’inizio molto dolce, profondo; poi strano, confuso, a tratti quasi illeggibile, indecifrabile.
Tutto si ricompone, tutto diventa quasi reale – o meglio, realistico – quando Yair svela la sua identità.
Ma, quello che c’è prima, non si può spiegare: è tutto ciò che è dentro ognuno di noi, il meglio e il peggio, la bontà più profonda e la grettezza più aberrante. C’è tutto quello che è dentro e che, in questo mondo, non può venir fuori, perché si perderebbe la dignità; Yair lo sa e crea una realtà parallela, solo per lui e per Myriam, perché lei capirà, se ne è convinto al primo sguardo.
Leggendo solo la prima parte (le lettere di Yair), non si riesce davvero a capire se Myriam stia al passo con lui, se realmente lo stia seguendo in questo folle viaggio della mente.
Finalmente, le lettere e lo pseudo diario di lei, chiariscono la situazione. Non solo riesce a stargli dietro, ma non smetterebbe mai di farlo, viene trascinata da questo fiume in piena che poi la abbandona a riva senza troppe riverenze.
La parte di Myriam è comunque più sentimentale, più palesemente femminile. Per questo, forse, l’ho sentita meno lontana da me, è stato meno difficile immedesimarsi nelle sue parole, per quanto possibile.
Quello fra lei e Amos è un rapporto splendido, anche se non necessariamente romantico ed anche se non è quello su cui s’incentra il libro. È una relazione fra persone adulte, mature e consapevoli; a differenza di quella fra Maya e Yair, per via della personalità problematica e forse un po’ infantile di lui, a mio parere.
Commovente e realistica la descrizione di quanto sia faticoso essere genitori di un bambino autistico; fatica che emerge nelle piccole difficoltà quotidiane che Amos e Myriam devono affrontare, descritte con minuzia e sensibilità impareggiabili. Magari esistessero madri come Myriam; se conoscessi una persona così, sarebbe uno dei miei idoli.
Tutto quello che ho scritto finora potrà sembrare il frutto di un vaneggiamento, un discorso sconnesso e senza senso, soprattutto per chi il libro non l’ha ancora letto; ma non riesco a parlarne diversamente ed è difficile per me anche solo provare a mettere insieme un riassunto della ‘storia’. Va letta! Forse, se mi ci mettessi d’impegno, potrei anche riuscirci, ma lo ridurrei a una banalità. Invece, è una storia che va capita passo dopo passo, man mano che viene letta, senza che nessuno te la spieghi.
Non so dire sinceramente se questo libro mi è piaciuto o no, ma sicuramente mi ha lasciato qualcosa: un turbamento e una commozione profondissimi.
Quel titolo poi, sembra già avvisarti che stai per leggere qualcosa di non comune. Grossman è bravo coi titoli, secondo me; anche Col corpo capisco, ti fa venire una voglia matta di leggerlo, perché quelle tre parole messe insieme risultano così enigmatiche e affascinanti allo stesso tempo. Qualcuno con cui correre, invece, sembra la solita storia romantica, ma dentro c’è tutt’altro, una cultura e una realtà di cui non conoscevo affatto i meccanismi e che si sono rivelati del tutto differenti da come li immaginavo; quello, ad esempio, è il classico libro che ti tiene col fiato sospeso fino alla fine e pieno di piccoli colpi di scena.