Itaca – I muri [Kavafis]

Leggere fa bene, io ne sono convinta. Gli articoli aiutano a tenersi informati, i libri ad evadere e le poesie a riflettere, quasi a dare voce a quello che c’è dentro e non sai come esprimere. E’ consolante rendersi conto che qualcuno, prima di te, ha provato quello che ora senti tu, che non sei solo. Forse, a volte, è una mera illusione, perché l’autore quando ha scritto quei versi che ora senti tuoi, magari pensava a tutt’altro…ma che importa? In quel momento ti aiuta. Forse è per questo che amiamo tanto le canzoni, perché sono un po’ una forma reinventata di poesia.

Userò questo spazio anche per parlare di poesie: di quelle che già conosco, per ricordarle e constatare se mi fanno sempre lo stesso effetto o smuovono sensazioni diverse a una seconda (ma anche a una terza, una quarta o una decima) lettura; ma anche di poesie nuove, magari trovate su internet, in qualche libro o ascoltate in giro, perché non si deve smettere mai di scoprire, di leggere, di approfondire…quando si tratta di letteratura, di arte, di cultura, non si è mai troppo curiosi; anzi, forse, lo siamo sempre troppo poco.

Quella che mi viene in mente oggi e che ho voglia di rileggere è ITACA di Kavafis, scoperta qualche anno fa grazie a un professore un po’ presuntuoso ma molto colto e da allora non l’ho mai dimenticata; era anche la prima volta che sentivo parlare di quest’autore.

ITACA

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
né nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga 
che i mattini d’estate siano tanti 
quando nei porti – finalmente e con che gioia – 
toccherai terra tu per la prima volta: 
negli empori fenici indugia e acquista 
madreperle coralli ebano e ambre 
tutta merce fina, anche profumi 
penetranti d’ogni sorta,
più profumi inebrianti che puoi; 
va in molte città egizie 
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca – 
raggiungerla sia il pensiero costante. 
Soprattutto, non affrettare il viaggio; 
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio 
metta piede sull’isola, tu, ricco 
dei tesori accumulati per strada 
senza aspettarti ricchezze da Itaca. 
Itaca ti ha dato il bel viaggio, 
senza di lei mai ti saresti messo 
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. 
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso 
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

 

Al di là di quello che intendeva il poeta, per me, in questa poesia, Itaca è la vita e ogni obiettivo che durante la sua durata ci prefissiamo. Qualsiasi sia la nostra meta in un determinato momento della nostra esistenza: la laurea, il lavoro dei sogni, l’amore, l’importante è non pensare solo allo scopo senza godersi tutto il tempo che passa mentre ci impegniamo per raggiungerlo. Pensare solo alla meta, senza godersi tutto il resto, nel frattempo, è autodistruttivo, perché se alla fine non riuscissimo a raggiungere quello che vogliamo, se una volta ottenuto dovessimo scoprire che è meno esaltante di quello che credevamo o peggio ancora  se subito dopo morissimo, saremmo vuoti, avremmo sprecato tutto il tempo che ci è stato concesso, avremmo gettato la nostra vita, perdendoci esperienze, mattini d’estate e profumi inebrianti che non torneranno mai più.

Quella proposta è una traduzione italiana della sua poesia, perché KONSTANTINOS KAVAFIS era un poeta greco. La sua biografia ci parla di una vita difficile da un punto di vista emotivo ed è stato, quasi sicuramente, proprio questo, a rendere i suoi scritti così introspettivi.

Il che mi porta a ricordare un’altra delle sue poesie, che molto spesso ho sentito ‘mia’:

I MURI

Senza riguardo senza pietà senza pudore
mi drizzarono contro grossi muri
Adesso sono qua che mi dispero.
Non penso a altro: una sorte tormentosa;
con tante cose da sbrigare fuori!
Mi alzavano muri, e non vi feci caso.
Mai un rumore una voce, però, di muratori.
Murato fuori del mondo e non vi feci caso.

Ve la regalo, affinché possa esservi d’aiuto nei momenti bui, per me è un tesoro. E non voglio nemmeno scrivere cosa ne penso, si spiega da sola.

 

Lascia un commento